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Faces, Trabes, Globi, Cometae nell’antichità

Nella letteratura e nelle cro­nache di tutti i tempi i segni del cielo ed i prodigi sono stati spesso considerati con timore reverenziale, come avvertimenti divini agli uomini peccatori affinché si ravvedano, evitando così castighi ancora più grandi. Comete, meteoriti, corpi celesti mai visti, fiaccole nel cielo, piogge prodigiose e altri tipi di eventi anomali sono altret­tante ragioni per prevedere pestilen­ze, guerre, carestie e disastri naturali a conferma di questi messaggi “miracolosi”, che comunque avvengono di solito nell’ambito dell’osservazione empirica.

Molti hanno cercato di ridurre la corposa casisti­ca (sparpagliata negli scritti di parecchi autori clas­sici) in una classificazione ordinata per tentare di spiegare questi fenomeni alla luce delle conoscenze moderne e per stabilirne almeno approssimativamente una frequenza statistica, nel tentativo di formulare ipotesi con una base scientifica accettabile. A rendere in ogni caso difficile il rapporto di questi eventi con la Scienza contribuisce non poco la coloritura “teologica” con cui la credenza popolare rivestiva e riveste queste manifestazioni. Gli antichi non la pensavano così, tanto che autori come Giulio Ossequente, Corrado Licostene (sul quale esiste un bel libro di Marta Luchino Chionetti)

Corrado Licostene

e Marco Frytsche