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Archivio mensilemaggio 2018

Misteri d’Egitto, Egitto dei misteri

Studiando l’Antico Egitto mi sono reso conto dell’importanza di riconoscere l’esperienza comune o correlata delle culture del Vicino Oriente antico nel suo complesso sulla civiltà della Valle del Nilo. Negli ultimi tempi mi sto interessando anche alle prove dell’influenza delle prime culture asiatiche occidentali, di Sumer ed Elam (rispettivamente sud della Mesopotamia e dell’Iran sud occidentale), sulla nascente cultura egiziana. Negli ultimi anni sono comparsi parecchi libri e studi sulle origini dello stato egizio e, con l’arrivo dell’archeologia araba come disciplina quasi “autonoma”, l’attenzione si è spesso incentrata sulle interconnessioni tra Mesopotamia, Elam e Egitto predinastico. Bisogna altresì riconoscere che esiste un qualche motivo (più o meno bizzarro) per cui lo studio sull’antico Egitto attrae spesso persone molto strane, tutte con opinioni assolutamente irriducibili e altrettanto sconcertanti. Non è chiarissimo il motivo per cui l’egittologia (e QUASI SOLO l’egittologia) attrae una moltitudine di  pensatori eccentrici; però è sempre stato così, almeno dal diciassettesimo secolo, quando la Grande Piramide cominciò a comparire nei resoconti dei viaggiatori europei, molti dei quali iniziarono a tessere ipotesi più o meno fantasiose sulla sua costruzione e sul suo scopo. Sotto un certo profilo, quasi quasi comprendo la fatica degli Egittologi professionisti nel sentirsi ripetere con enfasi (e spesso non molto educatamente, lo devo ammettere) che hanno sbagliato tutto, e che dovrebbero, nonostante la loro formazione professionale, abiurare ogni conoscenza nota e buttare via tutto, venendo per giunta condannati per non averlo fatto. La maggior parte dei membri più autorevoli della Comunità egittologica sembra generalmente in grado di superare il profluvio di argomentazioni che potrebbero inghiottire quelli di minor calibro, e forse non è un caso che solo alcuni degli avannotti più piccoli, forse meno fiduciosi del loro status e della loro reputazione, hanno la tendenza a rispondere (esattamente come faceva il clero minore nel tardo Medioevo di fronte a opinioni eretiche) con il più classico dell’ «Anatema, anatema!». Su basi come queste diventa impossibile qualunque tipo di progresso della conoscenza, e anche la benché minima collaborazione.